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Il nemico di Nadia Toffa è il nostro nemico

La morte della conduttrice ci insegna una cosa importante: tutti noi abbiamo avuto a che fare con il cancro ed è lui il male da battere

Il nemico di Nadia Toffa è il nostro nemico

La morte di Nadia Toffa dovrebbe insegnarci due cose. La prima, banale assai ma mai scontata, è che perdiamo tempo dietro a mille quisquiglie, inezie, pensieri inutili, quando, visto come va la vita, sarebbe meglio se non concentrarsi solo su cose serie, almeno godersi quel che c'è.

La seconda cosa che ci insegna, meno banale e scontata, è che abbiamo paura dei migranti, dell'Europa, dei sovranisti, dei buchi nelle montagne, dei cambiamenti climatici, che i nostri dati finiscano nelle mani di spietati pubblicitari, di cattivi arabi che vogliono conquistarci, delle scie chimiche e dei vaccini, ma la verità è che io non conosco nessuno che non abbia avuto a che fare direttamente o indirettamente con il cancro.

Parenti più o meno vicini, amici, amici di amici: la lotta, magari di striscio, ha coinvolto tutti. Pensateci. Qualcuno ha vinto, tanti hanno perso. Ma la battaglia di Nadia Toffa ci ricorda che, se c'è un nemico contro cui combattere tutti insieme senza distinzioni, senza se o ma, quello è il cancro. E, oltre che con il coraggio di cui Nadia era piena e orgogliosa detentrice, si vince solo con la ricerca, peraltro eccellenza italiana: proprio quella che qualsiasi governo negli ultimi mille anni ha ridotto da pietra miliare per la crescita e il benessere di una popolazione, alla buona volontà di donazioni e affini. Togliendo anno dopo anno fondi non solo a medici e ricercatori, ma alla speranza di vivere di chi è malato e di chi gli sta accanto. Il testamento che ci lascia Nadia Toffa è chiaro: lasciate perdere nemici immaginari, combattiamo tutti insieme quella che, dopo le malattie cardiovascolari, è la prima causa di morte e dolore della nostra generazione.

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