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Silvia Mezzanotte: "Addio Matia Bazar, adesso riparto dalle regine della musica"

Chiusa la seconda esperienza con il gruppo, la cantante riparte da solista con uno spettacolo live nel quale ripropone brani di big come Mina, Mia Martini, Gloria Gaynor e Kate Bush

Silvia Mezzanotte: "Addio Matia Bazar, adesso riparto dalle regine della musica"

Parte da Castelraimondo (Mc), il 29 aprile, il "Regine Summer Tour" di Silvia Mezzanotte. La cantante, dopo aver chiuso la seconda esperienza come front woman dei Matia Bazar, porta in scena le proprie versioni dei successi di big della musica nostra e internazionale. "Voglio ripartire ritrovando il contatto con il palco - racconta a Tgcom24 -. Questo show non è solo un viaggio musicale ma un percorso intimo nel quale mi metto a nudo".

Un viaggio a 360° che spazia da Mina a Mia Martini, da Alice a Giuni Russo, rivisitando in chiave pop-rock grandi classici di Nina Simone, Gloria Gaynor e molte altre. Ad accompagnarla quattro musicisti di spessore ed esperienza come Riccardo Cherubini alle chitarre, Lino De Rosa Davern al basso, Michele Scarabattoli alle tastiere e Daniele Cerofolini alla batteria e percussioni. E' da qui che Silvia riparte dopo che con i Matia Bazar il percorso è arrivato al termine nella maniera più dolorosa e inaspettata, la morte di Giancarlo Golzi avvenuta il 12 agosto del 2015. "Purtroppo questa cosa è stata generata da un evento luttuoso - spiega -. La scomparsa di Giancarlo ha scombinato tutti gli equilibri all'interno del gruppo. Non c'era una direzione artistica comune e abbiamo preferito separare le nostre strade".

Questo spettacolo è nato negli ultimi mesi?
In tutta onestà avevo già da sette anni uno spettacolo teatrale che si chiamava 'Regine'. Ma era completamente diverso: in acustico e tarato sulla dimensione intima del teatro. Ma anche se ho modificato tutto, resta il concetto di base, che è la mia volontà di celebrare le grandi voci, quelle che mi hanno accompagnato in tutta la mia crescita umana e artistica.

Grandi voci ma tutte femminili... 
Il mio orecchio è sempre stato deviato verso la dimensione femminile. Ho sempre portato nel cuore queste 'regine'. Nel tempo, crescendo, ho anche studiato le loro biografie scoprendo quante difficoltà hanno avuto nella loro vita personale. In alcune di loro mi sono anche ritrovata e ho scoperto analogie e differenze. Per questo ho deciso di portarle con me sul palco facendo un racconto che investe anche quella che è la condizione della donna in questo settore, con tutte le cose belle e brutte che si porta dietro. Dall'estetica alla necessità di apparire... Un viaggio musicale che in realtà è un percorso intimo nel quale mi metto a nudo.

Nel 2016 è ancora difficile per una donna stare nel mondo dello spettacolo?
E' sempre un mondo un po' maschilista. Per essere credibile, una donna deve fare due volte il lavoro che fa un uomo. Detto questo io non ho mai cercato una parità, sono sempre stata convinta ci sia una grande differenza tra il ruolo femminile e quello maschile. Abbiamo proprio cervelli diversi, pensiamo in modi diversi ed è bene che ognuno si orienti secondo la propria volontà.

E' difficile conciliare carriera e famiglia?
Sì, in questo mondo come in molti altri settori. Esiste anche l'uomo che sta a casa o ti segue in tournée con marmocchi e latte in polvere, ma è decisamente più raro che non l'inverso. Così quando decidi di stoppare una tua carriera per dare più spazio alla tua famiglia, ci devi pensare bene per sistemare le cose in modo che questa cosa non diventi poi totalmente a tuo svantaggio.

Nello spettacolo affronti mondi decisamente diversi, da Ornella Vanoni a Kate Bush: hai cercato un'omogeneità negli arrangiamenti o hai deciso di sottolineare le differenze tra un'artista e l'altra?
Negli arrangiamenti sono stra-aiutata dai miei quattro musicisti. Abbiamo realmente costruito uno spettacolo con una grande varietà di suoni e che mette in risalto la mia anima pop-rock, che pochi conoscono. Così "Una ragione di più" della Vanoni assume sfumature pinkfloydiane, ma allo stesso tempo abbiamo un momento acustico, con tanto di fisarmonica, per omaggiare Giuni Russo.

Dicendo addio ai Matia Bazar lasci una realtà discografica consolidata affrontando una sfida difficile partendo da un progetto live. Hai progetti discografici?
Sicuramente quella non è una strada che ho abbandonato, tanto che sto lavorando su nuove progettualità. Ma in questo momento ho voluto dedicarmi a questo progetto che non escludo possa diventare un disco. Ma dopo quello che è accaduto l'anno scorso mi premeva di più risalire sul palco. Ho fatto una scelta di qualità e di spessore su questi brani, perché nel corso di tanti anni e di studio credo di raggiunto la versatilità vocale per interpretare queste canzoni con rispetto ma anche con personalità.

Per il futuro pensi di dedicarti a brani originali?
In questo momento va bene così anche se il mio orecchio è già orientato alla costruzione di un repertorio che mi permetta di diventare interprete a tutto tondo. Ma come interprete di cover non mi sento sottovalutata. Anzi, seppure in tutta umiltà, dentro di me dico... provateci!

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