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Patrizia Laquidara: "Poesia e gentilezza sono la mia forma di ribellione"

Eʼ uscito "Cʼè qui qualcosa che ti riguarda", album che la cantautrice ha prodotto da sé con unʼoperazione di crowdfunding. Tgcom24 lʼha incontrata

Patrizia Laquidara: "Poesia e gentilezza sono la mia forma di ribellione"

Essere indipendente al 100% sul piano produttivo ed economico per non intaccare quello artistico. E' la via che ha scelto Patrizia Laquidara per il suo nuovo album "C'è qualcosa che ti riguarda": un racconto al femminile che si muove tra privato e tematiche universali. "In un mondo in cui tutti ci chiedono di adeguarci sentivo il bisogno di esprimere la mia visione delle cose - dice lei a Tgcom24 -, anche attraverso la poesia e la bellezza".

Sono passati undici anni da "Funambola" e sette da "Il canto dell'Anguana" (premiato con la Targa Tenco). Dopo avere esplorato altri campi artistici, come la recitazione e la poesia, la cantautrice siciliana torna con un lavoro suo dall'inizio alla fine. Per produrlo infatti ha lanciato una campagna di crowfunding che ha dato ottimi risultati fin nelle prime due settimane superando di quasi il doppio la cifra stabilita in partenza. Quello che ne è uscito è un lavoro stratificato, multiforme e generoso, ricco di suoni, prodotto dal compositore, pianista e arrangiatore Alfonso Santimone. Un omaggio al femminile, alla bellezza, alla forza e alla fragilità. Parla di chi cade e risorge, chi si perde in una relazione sbagliata per poi ritrovarsi, parla di donne indaffarate in faccende domestiche ma anche di una grande madre multiforme, di piccoli fatti quotidiani come il fare la spesa fino a toccare tematiche più ampie: un territorio, il femminicidio, un nuovo mondo che avanza. 

Come mai hai deciso di affidarti al crowdfunding?
E' stata un po’ una scelta di necessità perché dovevo avviare un lavoro e ancora non avevo contatti sicuri che mi dessero la sicurezza di potermi appoggiare a qualcuno. Poi però ho capito che quella cosa mi dava una grande libertà artistica. In questo modo l’artista può proporre la propria autenticità, la parte più immaginifica e la sua visione del mondo. E mai come in questo periodo è stato importante far passare la propria visione del mondo senza troppi compromessi.

La tua è stata una bella scommessa sul pubblico...
Sì, c'era anche una bella dose di rischio nel considerare il pubblico come un partner, un investitore, renderlo parte di un progetto anche in maniera critica. Ma è stato molto stimolante e la risposta è stata fantastica. Forsa ha influito la lunga attesa e forse l’aver seminato bene in passato. E’ stata un’operazione che ha sorpreso la stessa Musicraiser. Dopo una settimana avevamo già superato l’obiettivo, è stato un record.
Una cosa che mi riconosco è quella di aver avuto sempre un grande rispetto per il mio pubblico. E forse questa cosa è stata avvertita. A volte preferisco la delicatezza per proporre le mie cose. E poi scegliere un percorso indipendente sentendo che è una necessità, è stato quasi un discorso militante in questo periodo.

In una situazione di questo tipo hai avvertito la responsabilità di essere all'altezza dell'aspettativa di chi ha dato fiducia al buio?
Tantissima ma ho cercato di far sì che non mi influenzasse. Ero consapevole che era un tranello nel quale era facile cadere. Il primo singolo è stato "Marciapiedi", una canzone per nulla facile e scontata e che si discostava molto da quanto fatto in passato e che richiedeva del tempo per essere assimilata. Ma l'ho scelta di proposito per presentare subito la mia faccia più nuova, anche se nel disco ci sono cose anche più vicine al mio passato.E la cosa bella è che tutti hanno detto “proprio bello che tu abbia tentato una strada diversa”.

Hai parlato di due cose in controtendenza rispetto a quello che accade oggi: esprimere la propria visione del mondo e chiedere tempo per ascoltare. 
Io penso che in un mondo e in una società che ci chiede di non dire niente e di adeguarci a tutto abbiamo tanto bisogno di esprimere quello che pensiamo. Nessuno ha più un senso politico delle cose, nel senso di polis, di vita in comune. Esprimere la propria visione del mondo non significa per forza fare canzone di protesta, ma può essere anche un qualcosa che punta alla poesia e alla bellezza. Secondo me un’artista ha il dovere di farlo. E siamo chiamati anche a rallentare, l’artista ha bisogno di uno spazio di contemplazione dove creare, la musica deve farci entrare in contatto con i luoghi più intimi.

Reputi necessario in questo momento impegnarsi in prima persona su certi temi?
Sì, molto. Nel momento in cui i nostri politici sono quelli che stuzzicano gli istinti più bassi noi dobbiamo contrapporre altro. Anche perché sono convinta che molta gente abbia bisogno di essere guidata e se a capo ci fossero altri con altre visioni anche noi potremmo essere una società migliore. L’importante è sapere che quando sei un personaggio pubblico hai una responsabilità. 

Invece oggi pochissimi si espongono, anche perché spesso chi lo fa viene subito aggredito, soprattutto attraverso i social...
Non si è mai visto un periodo privo di intellettuali, di gente che si espone, che possa dire la propria come questo. Tutti siamo soggetti politici, è giusto avere una visione della società e puntare a qualcosa di meglio per noi. Ci stanno togliendo un senso civico, come se dovessimo stare zitti su tutto.

Come vivi il mondo dei social?
All’inizio ero molto sospettosa e anche un prevenuta ma è un mondo che dà molte possibilità. E poi è un mezzo che si può usare come promozione ed è opportuno averlo. Tutta la campagna del crowdfunding l’ho fatta tramite i social e mi dà la temperatura di quello che è il gusto delle persone che mi seguono. E mi fa essere più vicina al mio pubblico, che sto cominciando ad amare veramente.

E' un ambiente che nasconde anche delle insidie. Hai mai avuto problemi con qualche haters? 
Ho un pubblico molto bello per ora: attento, a cui posso dire le cose, e che ha anche la pazienza. Vuole vedere e ha grande rispetto. Ma a volte vedo cose sui social di altri che se fossero rivolte a me starei malissimo.

Se dovessi riassumere questo disco in due parole quali useresti?
Femminile e trasformazione.

Perché?
Nel primo caso c'è una grande attenzione verso la donna e il femminile, espresso come omaggio alla grande madre. Non parlo di donne e uomini, ma di elemento femminile che è presente in noi tutti. In una società dominata dalla forza, dalla competitività e dall’aggressività mettere questo momento di accudimento, inclusione può essere una salvezza.

E per quanto riguarda la trasformazione?
"C’è qualcosa che ti riguarda", la title track, è la canzone manifesto del disco, perché dice che proprio dove c’è la parte più scura di te, quella che ha a che fare con gli scarti, con quello che butti via, con gli errori, lì può nascere qualcosa di bello. E il concetto vale anche in generale, andando a scavare dove ci sono quelli che sono considerati i rifiuti del mondo. Un qualcosa di molto alchemico: come trarre l’oro dal piombo.

In questi anni hai avuto anche altri tipi di esperienze artistiche. Hanno influenzato questo lavoro?
Direi che hanno contribuito molto al disco. La scrittura è un po’ più letteraria rispetto ad altri testi. Poi molte canzoni sono trattate come se entrasse dentro un personaggio. E’ come se in questo disco ci fossero tante parti di me, tanti personaggi.

Quando sono nate le canzoni di questo album? 
Alcune canzoni sono nate nell’ultimo periodo, addirittura tre, i tre singoli, sono nate nella stessa settimana, più o meno di notte. Altri brani sono invece risalenti a tanti anni fa. Per un lungo periodo ho fatto moltissimi concerti ma non riuscivo a scrivere. Proprio non veniva. E’ stato un periodo di frustrazione grande, perché comunque qualcosa da dire l’avevo ma non riuscivo a farlo in quella forma. Così ho iniziato a scrivere poesie e racconti. E questo è stato un grande regalo perché poi ho capito che quello era solo un altro modo di esprimermi.

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