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Malihini, amore in musica: lʼintimo dialogo emotivo di una coppia

Il duo formato da Giampaolo Speziale e Thony (insieme anche nella vita privata), debutta con lʼalbum "Hopefully, Again"

"Hopefully, Again" è il disco di debutto per i Malihini. Il nome, la parola hawaiana che significa "pellegrino", racchiude la genesi del progetto. Un progetto italiano con un suono internazionale, indie synthwave, pop intimo sognante e sussurrante tra Beach House e Phoenix. A comporre il duo, Giampaolo Speziale e Federica Caiozzo, nota come Thony nella sua carriera di cantautrice e attrice ("Tutti i santi giorni" e "Momenti di trascurabile felicità"). I due, coppia nella vita e nella musica, hanno raccontato a Tgcom24 il loro incontro, la nascita della band e la loro musica romantica da dimensione privata.

Malihini, il duo formato da Giampaolo Speziale e Thony

Cosa significa Malihini?
G - Il nome è una parola hawaiana che significa pellegrino, straniero. In realtà deriva da una parola in francese che avevamo su un quadro francese che abbiamo a casa nostra. Una sera cercavamo un nome per il gruppo, una parola che fosse mondiale e che tutti pronunciassero allo stesso modo. La traduzione di questa parola in hawaiano è Malihini che foneticamente è simile per tutti e ci piaceva molto e l'abbiamo scelta.

Coppie nella musica e nella vita, come White Stripes o WildBirds & Peacedrum. Come è nato questo sodalizio?
G - Ci siamo conosciuti per puro caso qualche anno fa per strada a Roma. Poi è diventato un sodalizio umano: ci siamo avvicinati molto e la musica è partita dopo perché noi all'inizio non volevamo suonare insieme. Se i musicisti stanno insieme non esistono più divisioni, e questo "pericolo" ci bloccava. Successivamente abbiamo iniziato a passare tanto tempo insieme e a viaggiare e quindi ci siamo abbandonati a questa esigenza.

Essere una coppia si è riflettuto in maniera significativa nel disco che risulta molto intimo e con una dimensione privata?
G - Sì decisamente. Siamo partiti scrivendo cose più eteree. Il disco si concentra proprio sui fatti reali che accadono nel quotidiano, ciò che succede tra di noi. Di certo non è tutto incentrato su quell'aspetto però si è riversato anche in quello.

Vulcano e il Galles sono i luoghi dove è nato artisticamente e materialmente il disco, due scenari diversi. Come lo hanno influenzato?
G - Il luogo che ha ispirato tutto è stato un posto di mare, chiaramente. Perché il mare è nella nostra genetica e ci siamo molto legati. Quindi lì abbiamo scritto parecchio ma il disco comunque abbiamo finito di scriverlo in studio quindi in realtà anche le colline e il freddissimo lo hanno influenzato in parte il disco. E' a metà. 

Come è nato questo disco a livello di ispirazioni e influenze musicali? 
G - Quando ci siamo conosciuti, Federica era molto fan dei WildBirds & Peacedrum che hai citato, e li ha fatti conoscere anche a me. E quello mi ha influenzato per come pensare a alla musica da lì in poi. La questione che necessariamente non tutto deve nascere come una canzone ma anche come improvvisazione. Poi in realtà abbiamo asoltato tante cose: quando siamo a casa perlopiù dischi vecchi che ci ispirano. Quei dischi che senti tante volte in vita tua. Come "Thriller". Su questo album ci siamo concentrati come uno studio sugli arrangiamenti. Un'altra fissa è stata il disco di Stevie Wonder, "Hotter tha July". Comunque di solito ascoltiamo musica afroamericana degli anni 70 e 80.

"Hopefully, Again" ha un respiro internazionale. E' pensato per indirizzarvi fuori dall'Italia?
G - Non ce lo chiediamo più. Siamo abituati a suonare in quella lingua da sempre. Forse per questo motivo è stato preso bene dalla nostra etichetta che non è italiana, la Memphis Industries.

Musica e cinema sono due mondi si intersecano in quello che fate, dalle colonne sonore al lavoro da attrice di Thony?
G - Ci interessa il cinema e poi lei ha anche questo lavoro di attrice. L'intermedialità tra musica e immagini è necessaria e rende entrambi gli ambiti migliori se è fatta bene. Ci piace anche mettere le nostre mani sui video sia per esigenza che per necessità, che per vezzo. Ogni tanto facciamo un video noi.

Per quale regista fareste una colonna sonora?
T - Per Michel Gondry.

Da "Tutti i santi giorni" a "Momenti di trascurabile felicità", come è stato il tuo percorso nel cinema e cosa vedi nel tuo futuro. E c'è un aggancio con l'internazionalità di Malihini per un tuo approdo a un cinema fuori dall'Italia?
T - E' cambiato perché all'inizio non ne sapevo veramente niente di questo mondo cinematografico che è molto diverso dal mondo della musica. E' diverso a prescindere dalle dinamiche, è diverso proprio il rapporto con se stessi in un processo artistico: la musica per come l'ho sempre intesa io è un processo molto interiore in cui io sono sempre il primo giudice perché se c'è una canzone che non mi piace non esce da questa casa. Mentre il processo attoriale è molto diverso perché hai dei giudici, persone che hanno un'immagine di quello che vogliono da te. Per quanto riguarda l'internazionalità della mia professione attoriale non mi sento ancora pronta.

Le prossime date:
26.05 - Milano - MiAmi
29.05 - Primavera Sound (Day Pro) - Barcellona
30.05 - Primavera Sound (Night Pro) - Barcellona

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