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Achille Lauro, ecco "1969": "Tra punk e rock, mi racconto con leggerezza e malinconia...”

Fino al 2 maggio lʼartista girerà l’Italia con il suo instore tour e poi dal 3 ottobre partirà con i live

Sperimentale, spiazzante e innovativo. Così si presenta “1969” il nuovo album di Achille Lauro (all'anagrafe Lauro De Marinis), che esce oggi ed è prodotto da Fabrizio Ferraguzzo e Boss Doms. Dieci tracce, tra cui “Rolls Royce”, brano presentato a Sanremo, in cui l'artista esprime la sua voglia di “parlare a tutti”, fondendo il rock al punk, la trap al pop: "Ci sono contaminazioni con suoni degli anni Sessanta e Settanta", raccontandosi ... tra malinconia e leggerezza.

"Dentro questo album c'è la voglia di parlare a tutti e di rimanere, di abbracciare tante generazioni un po' come è riuscito a fare Vasco", racconta Achille Lauro, camicia bianca aperta sul petto, scarpe argento glitterate: "Sono un outsider", dice: "Ma mi sento per la prima volta al posto giusto e al momento giusto". Perchè 1969? "Quella è stata per l'umanità l'epoca più importante a livello creativo, l'epoca della libertà, del cambiamento. Nel 1969 sono successe tante cose, da Woodstock al primo uomo sulla Luna. Quindi il titolo rispecchia quello che stiamo inseguendo: la voglia di fare, di essere liberi e di portare il cambiamento...”.

Tante chitarre, molti strumenti suonati, un po' di elettronica, il nuovo album di Achille Lauro è una vera sorpresa per tutti, spiazzante al punto giusto da poter piacere a tutti. In copertina quattro icone degli anni Sessanta/ Settanta: "James Dean come esempio della gioventù sregolata, Marilyn Monroe perché è citata anche in Rolls Royce con la frase "preferisco piangere sui sedili di una Rolls Royce che in quelli di una metro", Jimi Hendrix come rappresentante dell'immaginario hippie e libertino, Elvis, che ha contaminato la mia musica soprattutto negli ultimi anni".

Nei brani Achille mescola malinconia e leggerezza: "E' quello che viviamo tutti: nella vita delle persone ci sono alti e bassi. Ho cercato di fissare questi momenti con la musica”. Ma sono sperimentazione, contaminazione e innovazione i concetti che l'artista predilige:"Non mi piace essere inquadrato, né fare sempre le stesse cose. Sto sperimentando. Nessun pittore dipingerebbe lo stesso quadro nella vita. Sono stato onorato quando ho portato un brano così diverso a Sanremo”.
E proprio alle polemiche post Festival Lauro vuole finalmente mettere la parola fine: "I primi giorni non ci ho dato peso, credevo fossero circoscritte allo show, per cercare uno scandalo. Mi è spiaciuto poi vedere reiterare quelle accuse. Quando volevo essere esplicito nella mia carriera lo sono stato. Vedere una gogna mediatica a caso mi è dispiaciuto, ha distolto l'attenzione dalla musica. La droga non va affrontata con superficialità, in realtà è un problema grave che andrebbe affrontato nelle scuole".

Achille Lauro, ecco "1969"

E' un Achille Lauro risoluto e consapevole quello di “1969”, che ci tiene a ribadire di non essere un sognatore: "Sono un operaio del mio successo. L'ho costruito ora per ora, senza dormire per sette anni. Le persone crescono: questo è il momento delle responsabilità, verso chi lavora a questo progetto, verso la mia famiglia. Se casco io cascano tutti”, dice ribadendo però che: “Bisogna distinguere tra arte e educazione. Se Sfera Ebbasta dice 'mi faccio una canna' rientra nella libertà di un artista. Sta ai ragazzi poi decidere... L'arte è una cosa, l'educazione un'altra. Nonostante tutto oggi ci sono delle responsabilità visto che i social sono sotto gli occhi di tutti. Oggi bisogna usarli con intelligenza".

Fino al 2 maggio Achille Lauro girerà l’Italia con il suo instore tour e poi dal 3 ottobre partirà con i live: “Il tour sarà il riflesso di questo disco. Sarò affiancato da una band. Non sarà solo un riarrangiare i vecchi pezzi. Sarà portare un nuovo genere di musica con strumenti veri e propri”.

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