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Riforma del fondo Ue di adeguamento alla globalizzazione, più aiuti ai lavoratori in esubero

Dal 2007 sono stati stanziati quasi 630 milioni di euro per aiutare 150mila impiegati circa e 3.369 giovani che non hanno un lavoro, non studiano e non seguono corsi di formazione

Il 16 gennaio 2019, il Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria a Strasburgo ha approvato (con 570 voti favorevoli, 103 voti contrari e 14 astensioni) la riforma del Fondo Ue di adeguamento alla globalizzazione per sostenere anche i lavoratori licenziati a causa dei cambiamenti tecnologici o ambientali. Lo scopo è quello di ampliare l’aiuto offerto nel caso in cui si verifichino degli eventi di riassetto legati alla digitalizzazione, all’automazione e alla transizione all’economia a basse emissioni di carbonio. Per questa ragione, gli eurodeputati propongono di cambiare il nome del fondo in Fondo europeo per la transizione. Il FEG rientra tra le iniziative promosse per un’Ue più attenta al sociale. La globalizzazione può infatti causare dei cambiamenti strutturali nell’economia le cui conseguenze possono essere degli esuberi di personale.

Cos’è il FEG - Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione è l’iniziativa creata nel 2006 dalle istituzioni europee come forma d’aiuto per quei lavoratori che perdono l’impiego per motivi legati alla globalizzazione o alle crisi economiche e finanziarie e i cui licenziamenti hanno un impatto fortemente negativo sulle economie regionali o locali. Si tratta di un fondo di solidarietà d’emergenza che, in quanto strumento finanziario speciale, viene attivato ad hoc. Dal 2007 sono stati stanziati quasi 630 milioni di euro per aiutare 150mila lavoratori circa e 3.369 giovani che non hanno un impiego, non studiano e non seguono corsi di formazione (neet).

Per stabilire quando e per quanto tempo un gruppo di lavoratori può beneficiare degli aiuti vengono seguite delle regole specifiche. I fondi rilasciati sono gestiti dalle autorità nazionali e regionali. Infine, il FEG non cofinanzia altre sovvenzioni sociali come le pensioni o le indennità per la disoccupazione.

Dal momento che molti lavoratori sono impiegati nelle piccole e medie imprese, settore in cui le perdite di lavoro possono avere un impatto significativo anche in aree poco estese, gli eurodeputati propongono di abbassare la soglia minima degli esuberi da 500 a 200 e di estendere il periodo di riferimento durante il quale è avvenuto il licenziamento; mirano inoltre ad accelerare le procedure per inoltrare la richiesta degli aiuti previsti dal fondo. Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione devono iniziare i negoziati per concordare le norme definitive. "I lavoratori in esubero a causa dei progressi nel campo tecnologico potranno avere accesso al fondo", ha dichiarato Maria Arena, eurodeputata belga dei Socialisti e democratici.

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