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Smartphone, Bussetti a Tgcom24: "Giusto eliminarli dalle classi, ma sono importanti per la didattica"

"Abbiamo di fronte ragazzi nuovi, che nascono digitali, per loro lʼuso di questi dispositivi è una cosa normalissima. Ma devono capire che esistono utilizzi sbagliati, come il cyberbullismo", ha aggiunto

"Eliminare i cellulari dalle classi è giusto, ma non dimentichiamo che gli smartphone possono essere strumenti utili per la didattica, in particolare quella innovativa. Chiaramente vanno utilizzati per questo e non per altri fini. Abbiamo di fronte ragazzi nuovi, che nascono digitali, per loro l'uso di questi dispositivi è una cosa normalissima. Ma devono capire che esistono utilizzi sbagliati, come il cyberbullismo". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti a Tgcom24 ritornando sul tema della regolamentazione dei cellulari a scuola.

"Con la legge andiamo avanti - ha poi aggiunto ricordando le due proposte presentate in Parlamento sull'educazione civica, che riguardano anche i telefonini - Poi all'interno della stessa legge prevedremo un regolamento che permetta alle scuole di utilizzare gli strumenti per una didattica innovativa. Siamo di fronte all'autonomia scolastica su questo tema. Si sta rinnovando la didattica, che prevede anche l'uso di questi strumenti ".

Esame di maturità - "Agli studenti dico di stare tranquilli, ai docenti di accompagnare i ragazzi verso l'esame, e noi, da parte nostra, abbiamo ben presente la situazione", ha detto il ministro parlando del nuovo esame di maturità e spiegando che al ministero si sta lavorando sulle tracce per gli scritti. Il ministro ha ricordato tutte le novità, dalla prima e seconda prova all'orale e ha sottolineato come "con le griglie di correzione dei compiti ci sarà una maggiore omogeneità a livello nazionale nei giudizi finali". Bussetti ha anche ricordato l'impegno sugli insegnanti di sostegno, ne saranno formati 40 mila in tre anni, e sul "reclutamento attraverso i concorsi, come prevede la Costituzione", in modo da arrivare "all'abbattimento del precariato".

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