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A "Jazz Meeting" il grande compositore Dino Betti Van Der Noot

Tgcom24 ha incontrato lʼartista alla vigilia del suo concerto al Teatro Franco Parenti di Milano

A "Jazz Meeting" il grande compositore Dino Betti Van Der Noot

Il 18 settembre la Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano ospita Dino Betti Van Der Noot a capo della sua grande orchestra che raggruppa alcuni fra i più significativi musicisti italiani. L'occasione per conoscere "Two Ships in the Night" pubblicato da Audissea Records, il nuovo disco di Betti, gradito ospite a "Jazz Meeting": "Il jazz è qualcosa che è un continuo divenire..." racconta l'artista.

 Fanno parte della band: Gianpiero Lo Bello, Alberto Mandarini, Mario Mariotti, Paolo De Ceglie, trombe; Luca Begonia, Stefano Calcagno, Enrico Allavena, Gianfranco Marchesi, tromboni; Sandro Cerino, Andrea Ciceri, Giulio Visibelli, Rudi Manzoli, Gilberto Tarocco, ance; Luca Gusella, vibrafono; Emanuele Parrini, violino; Niccolò Cattaneo, pianoforte; Filippo Rinaldo, tastiere; Vincenzo Zitello, arpa bardica; Gianluca Alberti, basso.  Da oltre trent'anni, Betti pubblica incisioni che testimoniano dell'evoluzione e maturazione di un'arte che ha saputo stupire la critica internazionale e coinvolgere musicisti del calibro di Franco Ambrosetti, Paul Bley, Mark Egan, Bill Evans, Mitchel Forman, David Friedman, Donald Harrison, Carmen Lundy, Don Moye, Paul Motian, Giancarlo Schiaffini, Steve Swallow, John Taylor, Gianluigi Trovesi.  

“Nel nostro concerto a Milano”, dice il Maestro: “Non proponiamo solo cose del nuovo disco, ma anche composizioni dei miei album passati; per noi è una grande emozione esibirci in un posto così bello, come il Teatro Franco Parenti, che ci ospita per questo evento.  Cominceremo il nostro concerto con un brano che iniziai a comporre nel 1970 e che poi ho riveduto e corretto negli anni. A me piace cambiare, perché il jazz è qualcosa che è un continuo divenire; personalmente spero che questi brani  proposti al pubblico siano in grado di dare a chi ascolta le più svariate emozioni”.

Tra disco e palco, cosa è più difficile o impegnativo?
Non è sempre facile riunire tutti i musicisti in un'unica serata per un concerto, ma è sempre bello ed emozionante secondo me. Nel disco si è meno legati ai tempi ed alla presenza fisica dei musicisti in studio nello stesso momento. Ai musicisti chiedo di dare un' impronta personale su ciò che stiamo facendo; quello che tento di fare è che la parte scritta sembri improvvisata e quella improvvisata, appaia all'ascoltatore come fosse scritta. Il risultato è un lavoro controcorrente, ma mi auguro originale.

 È come se i musicisti diventassero un po' compositori...
Direi di si, dal momento che le persone che lavorano con me non sono meri esecutori, li ho scelti perché hanno determinate caratteristiche, di solito suonano in altri progetti cose completamente diverse dalla mie, ma le eseguono sempre benissimo, sanno andare oltre ed inventarsi sempre qualcosa di nuovo. Certamente ciò che cerco di creare nei concerti è un rovesciamento dei ruoli, dando vita a qualcosa di diverso rispetto ad altre performance.

Dopo Milano ci saranno altri concerti con questi musicisti?
Sarei felice di farli, bisogna vedere se troviamo qualcuno che ce li fa fare. Intanto credo che l'ospitalità del Franco Parenti sia straordinaria: questo Teatro è un simbolo della cultura a Milano.

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