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Siri indagato per corruzione, Di Maio: "Questione morale, si dimetta" | Salvini: "Ho piena fiducia in lui"

Il caso del sottosegretario (che ribadisce: "Non mi dimetto") agita il governo e contrappone i due vicepremier. Conte: "Chiederà chiarimenti a lui e valuteremo, ma il contratto parla chiaro"

Il caso dell'inchiesta per corruzione che vede coinvolto il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri agita la maggioranza di governo e vede scontrarsi i due vicepremier. Secondo Luigi Di Maio, "sarebbe opportuno" che il senatore leghista "si dimetta". Matteo Salvini esprime invece "piena fiducia" in Siri. Intanto il Mit ritira le deleghe al sottosegretario "in attesa di chiarezza". Il diretto interessato ribadisce: "Non ho ragioni per dimettermi". 

Di Maio: "Questione morale e politica" - "Auguro a Siri di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita", afferma il ministro del Lavoro. "Non so se Salvini sia d'accordo con questa mia linea intransigente, ma è mio dovere tutelare il governo e l'integrità delle istituzioni. Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica, ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma se i fatti dovessero essere questi è chiaro che Siri dovrebbe dimettersi".

Conte: "Chiarirò con lui" - Sulla stessa lunghezza d'onda la posizione del premier, Giuseppe Conte, che pur "non esprimendo una valutazione", in qualità di presidente del Consiglio dice di avvertire "il dovere e la sensibilità di parlare con il diretto interessato. Chiederò a lui chiarimenti e all'esito di questo confronto valuteremo" tenendo conto che il "contratto prevede che non possono svolgere incarichi ministri, e io dico sottosegretari, sotto processo per reati gravi come la corruzione" e che "questo è un governo che ha l'obiettivo di recuperare la fiducia di cittadini per le istituzioni e ha un alto tasso di sensibilità per l'etica pubblica".

Lega: "Piena fiducia in Siri" - Sulla vicenda è intervenuta anche la Lega, che in una nota conferma "piena fiducia nel sottosegretario Armando Siri, nella sua correttezza. L'auspicio è che le indagini siano veloci per non lasciare alcuna ombra". Fiducia confermata anche dal leader del Carroccio: "Ho sentito Siri, ha letto dell'inchiesta sui giornali, è assurdo. Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno, peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def".

Salvini: "Mai chieste dimissioni per indagati M5s" - "Siri non si deve dimettere. C'è solo un'iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà poi condannato dovrà mettersi da parte", dichiara ancora Salvini. E aggiunge: "Non ho mai chiesto di far dimettere la Raggi o parlamentari dei Cinque Stelle quando anch'essi sono stati indagati".

Siri: "Non mi dimetto" - Il diretto interessato, Armando Siri, si difende dalle richieste di fare un passo indietro da parte del M5s: "Non ho fatto niente di male: non ho ragioni per dimettermi", ribadisce.

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