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Raduno della Lega a Pontida: insulti a Gad Lerner, aggredito videogiornalista

Un militante ha colpito la telecamera di un reporter de "La Repubblica" con un pugno, danneggiando il microfono

Il tradizionale raduno leghista di Pontida promuove Matteo Salvini. Decine di migliaia di militanti, stipati nel tradizionale pratone leghista, hanno infatti acclamato il loro leader, al primo vero test dopo l'uscita traumatica dal "Palazzo". Fischi e insulti all'arrivo nell'area stampa del giornalista Gad Lerner: "Sei un massone", "buffone". E un videogiornalista de "La Repubblica", Antonio Nasso, è stato aggredito da alcuni militanti.

A Pontida il raduno della Lega: "La forza di essere liberi"

Il giornalista aggredito e gli insulti a Gad Lerner - La giornata è iniziata tuttavia con l'aggressione al giornalista da parte di alcuni militanti sotto il palco. Uno di loro, prima di spaccare il microfono della telecamera, aveva urlato: "Mattarella mafioso". Poco più tardi, anche Gad Lerner è accolto da una selva di insulti, "massone" "straccione", "figlio di centopadri". Episodi pesanti che fanno il paio con gli attacchi di sabato al Capo dello Stato e riaccendono la polemica politica.

"Quanto è avvenuto - ha stigmatizzato il segretario dem Nicola Zingaretti - non è casuale ed è l'eterno ritorno di qualcosa di antico: l'intolleranza e l'odio per la libertà di pensiero. Fermare e isolare questa deriva è possibile e non ci fermeremo".

Salvini: "La Pontida più grande di sempre" - Subito dopo, e per il resto della giornata, torna la calma tra i militanti, tutti convintamente irritati per il "tradimento dei poltronari", durissimi con un governo che ritengono abusivo, frutto di un tradimento. Furibondi ma allo stesso tempo sicuri, per dirla con Salvini, di "tornare presto al governo, di riprendersi tutti i ministeri, anche con gli interessi".

La fiducia è tale che il segretario arriva ad annunciare il primo provvedimento del futuro esecutivo: la flat tax al 15%. Insomma, questa Pontida, definita da Salvini "pazzesca, la più grande di sempre", sembra essere non un punto di arrivo ma di partenza, la prova generale della vera prova di forza di piazza, in programma a San Giovanni, il 19 ottobre, manifestazione già definita "festa dell'orgoglio nazionale".

Proprio il "Capitano", aprendo il suo intervento di oltre 40 minuti, definisce il suo popolo "l'Italia che vincerà". A Di Maio, tra i più insultati, dedica appena un cenno: "Resta un amico, ma mi spiace vedere che la rivoluzione dei 5 Stelle si trasformi nel cappello in mano in Umbria per una poltrona". Più acido con il premier, accusato apertamente di aver sacrificato il Paese in cambio di appoggi internazionali.

In vista della visita di Macron a Roma, attacca: "Sono curioso di capire cosa ha svenduto in termini di sovranità ed economia italiana per aver la pacca sulla spalla da Macron e dalla Merkel".

La raccolta firme per i referendum - Su come andare avanti ha le idee chiare: chiederà firme per tenere referendum su ogni materia, dalla legge elettorale al tema della sicurezza, girerà in lungo e in largo la penisola per mobilitare il partito, sicuro che alla fine, afferma, citando Leopardi, "la pazienza è la più forte delle virtù". Cita il giudice ucciso dalla mafia, Rosario Livatino, ricorda Oriana Fallaci, scomparsa esattamente 13 anni fa, quindi esalta Enzo Ferrari "un grande italiano" e perfino la "serietà" di Enrico Berlinguer che "si rivolterebbe nella tomba" vedendo la sinistra di oggi, che "non parla più agli operai, ma ai banchieri".

La fotografia finale della giornata, dopo tanti scontri e polemiche, è all'insegna della bontà, dei bambini e del valore della famiglia: tutti con le mani alzate giunte, sul palco, come sul pratone. E Salvini, accanto a Greta, una delle bambine coinvolte nello scandalo di Bibbiano. L'obbiettivo politico è chiaro: in vista delle regionali in Emilia, togliere ai Cinque Stelle l'arma dello scandalo sugli affidi illeciti, ormai spuntata, secondo la Lega, dopo la scelta di governare con quel Pd associato per mesi alla vicenda.

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