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Editoria, Belpietro direttore de LʼUnità per un giorno: polemiche, il Cdr insorge

I giornalisti parlano di "gesto gravissimo". Lui replica: "Si tratta di una decisione che serve a garantire la libertà di stampa"

Editoria, Belpietro direttore de L'Unità per un giorno: polemiche, il Cdr insorge

L'Unità arriva in edicola per un giorno con la direzione di Maurizio Belpietro e il comitato di redazione insorge e parla di "gesto gravissimo". "Pur non condividendo nulla di quanto è mai stato scritto su quel giornale - ha spiegato Belpietro - ho accettato perché serve a garantire la libertà di stampa". L'Unità non va in edicola da un paio d'anni, ma l'editore è obbligato a pubblicare almeno un numero l'anno per evitare che la testata decada.

"Conosco gli editori de l'Unità che, siccome dovevano far ritornare il giornale in edicola per un giorno per non far decadere la testata, mi hanno chiesto se potevo firmarla", ha spiegato Belpietro. "Il mio è un impegno solo per un giorno. Poi, se vorranno provare a rilanciarla in futuro, lo faranno con qualcun altro. Perché proprio io? Questo bisogna chiederlo all'editore. Forse perché in questi anni mi sono impegnato a rilanciare le testate, anche fondandone una".

Quanto alle proteste della redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, Belpietro si chiede il "perché, visto che non sono intervenuto su quel giornale. Non ho messo una virgola. Capisco che a qualcuno possa dispiacere la mia direzione, ma le cose le hanno scritte loro. Ho solo dato la possibilità al quotidiano di essere in edicola". Fonti vicine all'editore fanno sapere intanto che la scelta di Belpietro sarebbe soltanto tecnica e che per la direzione vera e propria si starebbe pensando a un "grande nome che guarda a sinistra", come era quello di Santoro che aveva manifestato la sua intenzione di collaborare qualche mese fa.

Un vero e proprio "affronto", per il comitato di redazione, che in una nota parla di "un insulto alla tradizione politica di questo giornale e della sinistra italiana prima ancora che una violazione delle norme contrattuali". Per i redattori è inaccettabile che il quotidiano finisca in mano a "un direttore da sempre apertamente schierato con la parte più conservatrice della politica italiana e più volte alla guida di giornali di proprietà di Silvio Berlusconi che a L'Unità e ai partiti della sinistra non hanno mai risparmiato insulti e campagne d'odio".

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