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Usa, Borderlands 3 come "terapia del dolore" per un malato terminale di cancro

Il team di sviluppo Gearbox regala al 26enne Trevor Eastman la possibilità di giocare lo shooter con largo anticipo e intitola un’arma a suo nome

Usa, Borderlands 3 come "terapia del dolore" per un malato terminale di cancro

Tre mesi fa, il giovane Trevor Eastman era stato già protagonista di un’emozionante quanto triste vicenda: al fan di Borderlands 3 di soli 26 anni era stato purtroppo diagnosticato un cancro esofageo al quarto stadio che aveva intaccato stomaco e fegato.

Con una prognosi tanto grave (i medici gli avevano dato meno di un anno di vita), Trevor era ben conscio del fatto che non avrebbe avuto il tempo di giocare il suo titolo preferito. Il team di Gearbox Software si era così mobilitato, a seguito di un suo messaggio, per dargli la possibilità di provare il gioco in anteprima presso i suoi studi.

A oggi, purtroppo, la sua situazione è ben lontana dal migliorare: il giovane ha pubblicato ultimamente un aggiornamento sulle sue condizioni di salute, svelando di essere in fase terminale e aver smesso ogni tipo di terapia, dopo aver trascorso diverse settimane in ospedale. Consapevoli del poco tempo rimastogli, gli addetti ai lavori di Borderlands 3 hanno così deciso di regalargli una copia gratuita completa del gioco.

Non solo. Tutta la community che ha seguito la sua vicenda ha inondato il giovane di messaggi di affetto e solidarietà, che Trevor ha ricambiato mostrando l’arma esclusiva che Gearbox gli ha dedicato e che lui stesso aveva progettato: la Compressing Trevonator (facendo riferimento proprio al suo nome). La coloratissima skin dell’arma, riportante la frase "Trevor ti acciufferà" fa inoltre parte del pacchetto di lancio del gioco, come omaggio del team a uno dei suoi più grandi fan. "Sono piacevolmente sorpreso di quanto i ragazzi siano stati gentili nei miei confronti, per me significa tutto", aveva confidato il giovane in rete. "Vorrei poter ricambiare tutto ciò che hanno fatto e ringraziare tutti coloro che hanno realizzato questo sogno".

Per quanto da una parte questa storia non avrà purtroppo un lieto fine, dall’altra testimonia quanto il mondo dei videogiochi non debba essere totalmente demonizzato, ma riveli tutta la forza e sensibilità dei suoi utenti, quanto questi riescano a mobilitarsi per giuste cause, facendo fronte comune in situazioni spesso tristi e tragiche. Forza Trevor, siamo tutti con te!

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