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Ponte Genova, Gdf: "ammorbidite" le bozze delle relazioni tecniche sul crollo

Eʼ emerso dagli interrogatori di tre ingegneri della Spea. Secondo gli investigatori, i documenti sarebbero stati modificati per evitare controlli più invasivi e costosi alla struttura

Alcune bozze delle relazioni dei tecnici della società Spea sul crollo del ponte Morandi di Genova sono state "modificate e ammorbidite con termini meno preoccupanti". Lo hanno scoperto i militari della guardia di finanza, precisando che i documenti erano stati cambiati dopo le riunioni con il coordinatore Maurizio Ceneri, mentre altri sarebbero stati alterati senza dire nulla allo stesso dirigente.

Gli inquirenti cercano di capire il perché quelle bozze di relazioni sullo stato del viadotto, in particolare sugli stralli e i piloni, furono modificate. L'ipotesi è che i documenti fossero stati alterati per non procedere con controlli più invasivi e costosi sulla struttura.

Controlli non eseguiti "a tavolino" - Intanto Spea ha diramato una nota in cui precisa che i controlli non erano eseguiti "a tavolino". La società "si avvale di 145 risorse tra ingegneri e tecnici specializzati dedicate all'attività di vigilanza, suddivise tra uffici centrali e uffici locali che operano nelle aree di competenza delle Direzioni di Tronco di Autostrade per l'Italia. Le attività di controllo si svolgono sul campo, mediante l'utilizzo di tecnologie all'avanguardia, nel pieno rispetto delle leggi e delle normative tecniche e sono periodicamente verificate da enti interni e accreditati certificatori esterni, che ne attestano l'efficacia sostanziale e la correttezza procedurale".

Nelle attività di ispezione, infine, "viene utilizzato un sistema codificato di classificazione dello stato delle infrastrutture, che permette di segnalare con chiarezza lo stato di conservazione delle opere ispezionate e che ha dato prova di affidabilità in oltre 30 anni di applicazione su circa quattromila opere della rete di Autostrade per l'Italia monitorate".

Intanto buone notizie arrivano sul fronte degli sfollati: doveva essere la fine dell'anno il momento in cui tutti avrebbero potuto avere una nuova casa, ma i tempi si accorciano e nelle prossime settimane si esaurirà la fase dell'emergenza. Delle 261 famiglie sfollate, 170 hanno scelto l'autonoma sistemazione e 88 le case messe a disposizione dagli enti pubblici. Tre sono invece i nuclei che non hanno ancora scelto come sistemarsi.

Pagamento di tre mensilità - A fare il punto è stato l'assessore comunale Pietro Piciocchi, che ha la delega ai rapporti con il commissario per la ricostruzione. Lo ha fatto a margine della consegna di nove appartamenti su 40 di Cassa depositi e prestiti, ristrutturati nell'ex ospedale psichiatrico di Quarto. "Delle 261 famiglie sfollate - ha spiegato Piciocchi - sono 170 quelle che hanno scelto l'autonoma sistemazione e hanno già ricevuto due mensilità. Ci apprestiamo a pagare la terza e poi daremo un contributo comprensivo di tutta la somma a loro spettante nell'anno".

Un centinaio ancora in albergo - Sono un centinaio, invece, le persone che vivono ancora in albergo, in attesa di poter avere gli appartamenti assegnati ristrutturati e arredati. Soddisfatto l'assessore regionale alla Casa, Marco Scajola: "A inizio emergenza avevamo detto che entro la fine dell'anno tutti gli sfollati avrebbero avuto una casa: a metà ottobre abbiamo completato il quadro delle sistemazioni. Con la consegna degli alloggi di Cassa depositi e prestiti si corona l'impegno di dare subito gli alloggi alle famiglie".

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