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Genova, addio al ponte Morandi: demolito in sei secondi

Per far cadere i due piloni ancora intatti è stata utilizzata oltre una tonnellata di dinamite

Ci sono voluti poco meno di sei secondi in tutto per demolire la struttura del ponte Morandi di Genova. In una nuvola sporca di fango e detriti, le pile 10 e 11 ancora intatte del viadotto si sono inginocchiate alla potenza di una tonnellata di dinamite. Ora, a undici mesi dalla tragedia che ha sconvolto la città ligure, nella zona est del cantiere lungo il fiume Polcevera può partire la ricostruzione.

La demolizione è avvenuta sotto gli occhi dei ministri Matteo Salvini, Luigi Di Maio ed Elisabetta Trenta, accompagnati dal governatore Giovanni Toti e dal sindaco-Commissario Marco Bucci e sotto lo sguardo di decine di telecamere e centinaia di genovesi.

Ore 9.35: in ritardo rispetto alla tabella di marcia, nella cabina di regia dentro la galleria sulle colline della Valpolcevera, l'esplosivista Danilo Coppe segnala via radio a Vittorio Omini, responsabile e capofila dei demolitori, che è iniziato il lancio d'acqua. Un segnale preciso, che ha un solo significato: tutto è pronto per l'esplosione. La "vecchia e fedele" dinamite, come la chiama Coppe, addizionata alla potenza arrogante del semtex, sbriciola il Morandi. Le polveri vengono inghiottite da una bolla d'acqua. Sono le 9.37: è tutto finito.

La partita si è giocata su piani diversi: il ricordo del 14 agosto 2018, le lacrime per i 43 morti, la routine strappata degli sfollati e dall'altra il futuro che adesso si può vedere meglio. "Il ponte Morandi da oggi è un ricordo, con l'implosione il cantiere entra nel vivo, da domani si vedrà la trave sul primo pilastro del nuovo ponte di cui stiamo gettando le fondamenta", ha affermato Toti.

Il piano, la sicurezza, gli sfollati - "E' andato tutto secondo programma", gli fa eco Marco Bucci. Genova ha vissuto la sua più lunga giornata preparandosi all'evento. E' stato messo in atto uno dei più imponenti piani di sicurezza: oltre 3.200 sfollati, quasi 800 uomini delle forze dell'ordine impegnati, centinaia di volontari di protezione civile, viabilità bloccata ma senza criticità anche sull'autostrada.

La polemica sulla mancata demolizione del 2003 - Danilo Coppe, l'esplosivista titolare della Siag di Parma, aveva avuto incarico da Aspi nel 2003 di demolire il Morandi. Lo ha riferito lo stesso artificiere civile durante la conferenza stampa, rivelando che poi il progetto non era stato eseguito perché l'operazione si era rivelata "troppo costosa e complessa". Non si è fatta attendere la precisazione di Spea, controllata di Autostrade: "Il progetto di demolizione affidato a Siag nel 2003 era solo uno studio di fattibilità finalizzato a sostituire il Morandi con un nuovo ponte per servire la Gronda", il raddoppio autostradale nel nodo di Genova. "Opzione scartata dal dibattito pubblico nel 2008. Non c'è alcun collegamento con la sicurezza del Morandi o problemi di costi".

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